Oggi parto per Parigi, ma non volevo lasciarti per tutto il resto della settimana senza la mia invadente presenza. E cosa c’è di meglio che portarti con me a Parigi… attraverso il cinema? Parigi non è solo la città degli innamorati, ma è anche quella che ha dato i natali alla Settima Arte, che di conseguenza le ha tributato lungo gli anni i suoi onori. Il mio viaggio parte dagli anni ’50 e arriva a “Midnight in Paris”, da venerdì scorso nei cinema, di cui trovi il trailer qui accanto.
La vie en rose è la canzone che meglio descrive l’atmosfera parigina anni Cinquanta: non è un caso che venga citata ripetutamente nel film di Billy Wilder “Sabrina“ del 1954, in cui una giovane Audrey Hepburn riscopre nella città francese la voglia di vivere e di non fuggire la vita e l’amore. La splendida attrice (di cui abbiamo già parlato in occasione dei 50 anni di “Colazione da Tiffany“) è legata a doppio filo con la città, sia per la sua amicizia con lo stilista Givenchy – che ne fece la sua musa – sia per le sue interpretazioni sul grande schermo nel film musicale di Stanley Donen “Cenerentola a Parigi“, accanto a Fred Astaire, e in “Insieme a Parigi“, film del 1964, diretto da Richard Quine, in cui l’iconica interprete è affiancata da William Holden e Tony Curtis. Quest’ultimo te lo consiglio vivamente, è un bellissimo pastiche di generi diversi e strizza l’occhio ai più cinefili con diversi riferimenti agli altri film interpretati dalla Hepburn.
Il musical è un genere che certo non disdegna gli scenari parigini: negli anni ’50 di “Cenerentola a Parigi” e del precedente “Un americano a Parigi” di Vincente Minnelli con Gene Kelly, ballerino e coreografo dal talento fortemente innovativo, e Leslie Caron, ballerina francese del Ballet des Champs Elysées di Roland Petit approdata al cinema grazie al suo partner maschile; ma anche nel nuovo Millennio, quando Baz Luhrman sceglie uno dei locali simbolo di Pigalle per ambientarvi il suo “Moulin Rouge!“, in cui Nicole Kidman e Ewan McGregor duettano sulle note di noti pezzi pop rivisitati nello spirito dell’opera (ti confesso che è uno dei miei film preferiti!). Nemmeno il film d’animazione è immune al fascino della città, che infatti ospita (spero non insieme) “Gli Aristogatti” nel 1970 – primo lungometraggio di animazione prodotto dopo la morte di Walt Disney – e il topo “Ratatouille” nel 2007 – ottavo lungometraggio in grafica computerizzata della Pixar, di cui puoi vedere molti bozzetti alla mostra al Pac di Milano.
Alla fine degli anni Cinquanta si assiste in Francia ad una profonda crisi politica e, mentre il cinema francese tradizionale assume tratti documentaristici per testimoniarla, con dialoghi e personaggi spesso frutto di idealizzazione, una nuova generazione di intellettuali predica un’idea di cinema in grado di rispecchiare la realtà della nuova gioventù, designata dai giornali come Nouvelle Vague. Questa “nuova onda” è il primo movimento cinematografico a testimoniare in tempo reale la realtà francese nel suo divenire, muovendosi tra le strade e gli interni e girando con mezzi di fortuna una sorta di diario di una generazione di cui gli stessi cineasti fanno parte. Tra i migliori rappresentanti della Nouvelle Vague troviamo François Truffaut e Jean-Luc Godard. Il primo realizza nel 1959 “I quattrocento colpi“, primo riconoscimento ufficiale al movimento con la vittoria al Festival di Cannes. L’azione si svolge proprio a Parigi e la pellicola si apre con le immagini della Tour Eiffel, da cui il regista era fortemente attratto fin da piccolo per averci abitato vicino. Il secondo fu molto attaccato per il suo film manifesto “Fino all’ultimo respiro” del 1960: alcuni critici lo accusarono il film di agire prima di tutto con intento polemico contro le convenzioni cinematografiche dell’epoca, ma di mancare di contenuti realmente nuovi e di poggiare su un soggetto troppo esile. In ogni caso è sicuro che nelle riprese di Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg lungo gli Champs-Élysées si respira a pieno l’aria parigina!
Il fermento dei primi anni Sessanta sfocia nel movimento sessantottino descritto da Bertolucci in “The Dreamers“: un gradito ritorno del regista nella città francese dopo lo scandaloso “Ultimo Tango a Parigi“. Qui l’incontro che rivoluzionerà la vita dei personaggi avviene proprio nel tempio della settima arte, la Cinémathèque française, ed è possibile riscontrare lungo tutto il film innumerevoli citazioni cinefile. Un’altra visione storica della città e dei suoi protagonisti viene da “Coco avant Chanel – L’amore prima del mito“, in cui viene narrata la nascita di una delle icone di stile del Novecento (leggi la mia recensione del film su www.womeninart.it) interpretata dalla Audrey Tautou de “Il favoloso mondo di Amélie” – anche questo film scritto e diretto da Jean-Pierre Jeunet è da non perdere per gli omaggi a Truffaut e la freschezza della deliziosa protagonista. Tra i miei film preferiti ambientati nella capitale francese c’è “Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano“, film del 2003 di François Dupeyron tratto dal romanzo omonimo di Éric-Emmanuel Schmitt e ambientato nuovamente negli anni Sessanta. Il leggendario Omar Sharif interpreta l’arabo proprietario della drogheria del quartiere ebraico che introduce alla vita il giovane protagonista Momo.
Vuoi fare quattro risate? Oltre al classico Woody Allen di “Midnight in Paris” (di cui però non ho sentito parlare molto bene da chi l’ha già visto…), puoi rispolverare una commedia romantica come “French Kiss“, con la fidanzatina d’America Meg Ryan e Kevin Kline, oppure tornare nuovamente negli anni Cinquanta con “Il piccolo Nicolas e i suoi genitori“, film del 2009 diretto da Laurent Tirard, ma ispirato al personaggio dei libri per bambini “Le petit Nicolas” di Goscinny & Sempé: davvero delizioso. Con questi film un po’ retrò ti consiglio un piatto della tradizione come i fiori di zucca fritti, très jolie! E io invece credo che farò scorpacciata di coissant e pain au chocolat per carpire la ricetta originale… un nobile scopo, no?
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