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Faust, un film per cinefili veri

gennaio 20th, 2012 | Posted by roberta in Al Cinema

Ci ho pensato parecchio prima di scrivere questa recensione. All’uscita dal cinema davvero non avrei saputo se consigliare “Faust” di  Aleksandr Sokurov, vincitore del Leone d’Oro alla 68ª Mostra del Cinema di Venezia. Ma dopo una lunga riflessione (o digestione) direi che è un film che i veri cinefili non possono perdere, ma che al cosiddetto “uomo della strada” (mediamente acculturato, mediamente appassionato, insomma mediamente) non mi sento di caldeggiare.

È un film difficile, che usa un linguaggio aulico e con una trama che si dipana tra allegorie e riflessioni filosofiche affidate alla voce over che manifesta i pensieri dei personaggi. Le ispirazioni artistiche sono visibili in ogni singola inquadratura: si parte a mio avviso con un rimando a Dalì (nello specchio appeso) e si prosegue citando apertamente Bosch, ma anche i “paesaggi simbolici” di Friedrich. Non mancano naturalmente nemmeno le citazioni cinefile: in primo luogo al capolavoro omonimo di Murnau, ultimo film diretto dal regista in Germania nel 1926, ma anche alle opere grottesche di altri registi come Lynch, di cui mi pare di riscontrare la duplice personalità diabolica che si ritrova nel personaggio di Bob  - nelle sue varie incarnazioni – al centro della leggendaria serie “I segreti di Twin Peaks”. L’aspetto grottesco, oltre che nelle deformazioni delle figure e del colore (ottenute con filtri inventati dallo stesso regista per ottenere l’effetto desiderato), è chiaramente ravvisabile nei costumi della moglie di Mauritius Müller (l’incarnazione del Diavolo, indicato in tanti articoli come Moneylender), che richiamano alla memoria l’”Ubu Re” di Jarry.

Girato in quattro terzi, restringendo al massimo il campo di visione dello spettatore, l’occhio è tutto concentrato sulle espressioni e la mimica del viso, che nel caso di Müller sono quanto di più mefistofelico si possa immaginare. Il viraggio a un colore che sta tra il verde e il grigio esterna visivamente il disgusto che tutti i personaggi suscitano. «Se il bene non esiste, non esiste nemmeno il male»: il film azzera la visione manichea hollywoodiana per presentarci una serie di personaggi con cui non possiamo identificarci, per cui non è dato provare empatia o compassione. È certo vero che il protagonista cambia atteggiamento in compagnia di  Müller, probabilmente da esso spinto, ma ricordiamoci che la prima volta che lo incontriamo sta letteralmente “sbudellando” un cadavere con il solo scopo di placare la sua ansia di sapere. Ed è inoltre un personaggio che si presta ad essere plagiato, data la frequenza in cui il suo viso è accostato a quello di un altro quasi a voler entrare nella sua testa per portarlo ad aderire al proprio pensiero – missione peraltro non ardua.

E questo diavolo? Di aspetto sicuramente ripugnante, ma non è certo aderente all’iconografia classica. Tuttavia la bravura del suo interprete Anton Adasinsky lo rende perfetto. Perchè è un diavolo davvero tentatore, che agisce con astuzia, instillando un desiderio che cresce piano piano e confondendo il protagonista (l’ottimo Johannes Zeiler) sulla sua vera natura: il padre di questi lo chiama “vecchio caprone” in aderenza ad una sua rappresentazione tradizionale, ma lui stenta a capire, poi insinua che sia davvero il diavolo e lo chiama tale, poi sembra nuovamente indeciso… Fino ad essere totalmente plagiato, trascinando nel suo “inferno” anche la bramata Margarete (incarnata dalla bellezza algida di Isolda Dychauk). Il finale è di una bellezza disarmante, che riempie gli occhi con i paesaggi islandesi in cui è stato girato.

Non ho volutamente parlato della trama, che si ispira solo parzialmente al “Faust” goethiano, né del fatto che il film fa parte di una tetralogia… In fondo potete trovarne bizzeffe di articoli che ve lo raccontano. Se siete cinefili veri avete occasione di incontrare Faust sul grande schermo alla Cineteca di Milano in una rassegna dedicata proprio a “Il mito di Faust, in partenza questa sera, in cui il film sarà programmato il 22 e il 25 gennaio. Altrimenti godetevelo nel vostro salotto con una fetta di torta margherita farcita al gianduia per addolcire la visione. Ma, mi raccomando, solo dopo i primi minuti del film!

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2 Responses

  • aaaa says:

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