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Tutti pazzi per amore: postmoderno all’italiana

gennaio 25th, 2012 | Posted by Roberta Tocchio in Tv

La prima serie di Tutti pazzi per amore“, in onda in replica su Rai Premium il mercoledì sera alle 21 e la domenica alle 16.55, è l’esempio più lampante di postmoderno all’italiana. Peccato che la creatura di Ivan Cotroneo – autore del format originale – abbia perso un po’ del suo smalto con il trascorrere delle stagioni (la terza è andata in onda dal 6 novembre 2011 al 1° gennaio 2012), ma l’originale è sicuramente uno dei migliori prodotti della fiction italiana.

La Rai, televisione di stato spesso poco portata alla sperimentazione, mette in cantiere una tra le serie televisive più brillanti del palinsesto nostrano. Protagoniste due famiglie allargate che rispecchiano lo spirito dei tempi, circondate da un profluvio di personaggi che rendono ancor più colorita la storia d’amore tra i dirimpettai Laura (Stefania Rocca) e Paolo (Emilio Solfrizzi). Un cast corale di grandi attori che comprende – oltre agli ottimi protagonisti – tra gli altri: Piera Degli Esposti nel ruolo della madre politicamente scorretta di Laura;

Neri Marcorè nei panni dell’amico donnaiolo Michele, protagonista di un tira-e-molla amoroso con la sentimentalmente insicura Monica interpretata da Carlotta Natoli; due tra le migliori attrici italiane come Francesca Inaudi e Sonia Bergamasco, che interpretano rispettivamente l’estrosa Maya e l’algida Lea (ruolo che ha regalato alla sua interprete il premio come miglior attrice non protagonista al RomaFictionFest 2009); infine, gli imperdibili siparietti di Carla Signoris e Giuseppe Battiston, la Signorina Carla e il Dottor Freiss, che tutto vedono, prevedono e commentano.

Detto questo, che cosa fa di “Tutti pazzi per amore” una serie postmoderna? Secondo Giulietta Campari e Giulia Dipersia (che hanno scritto un’essenziale scheda riferita all’ambito cinematografico che trovi a questo link), tra le caratteristiche del postmoderno è possibile annoverare il

Ricorso sistematico alla citazione, alla intertestualità, alla contaminazione, all’ironia, alla riscrittura di altri testi.

Perfettamente in linea con la rivalutazione della cultura “pop” italiana della fiction, che tanto per cominciare è un inno alla musica leggera del Bel Paese: già i titoli di ogni singola puntata “parlano” di Mina, Cocciante, Battisti, Mannoia, Morricone, De André e tanti altri grandi, ma anche all’interno di ogni singolo episodio c’è più di un’incursione - in stile musicaldelle canzoni più conosciute del panorama nazionale, Matia Bazar in primis, data la smodata passione di Paolo per il gruppo. Non mancano anche citazioni cinefile e di fiction e programmi Rai d’annata, che danno ulteriore valore alla riscossa del made in Italy.

“Tutti pazzi per amore” ha vinto nel 2009 il Premio Regia Televisiva per la migliore fiction e il format ha ricevuto la menzione speciale alla XXXIV edizione del Festival Internazionale della Televisione Golden Chest, uno dei più longevi e prestigiosi festival in europa, fondato nel 1968 su iniziativa del Dipartimento per la fiction televisiva della Televisione Nazionale Bulgara. A dimostrazione che la “Buona maestra” televisione (vedi Aldo Grasso) ha ancora qualcosa da isegnarci. E quindi, se te le sei perse, riguardati tutte le puntate della prima serie su Rai Premium o sul sito Rai in compagnia di un piatto di riso basmati con salmone al limone, che si accompagna perfettamente per leggerezza ai toni di questa bellissima serie!

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